Lodovico (Vico) Consorti nasce a Semproniano, nel sud della Toscana (paese allora compreso nel Comune di Roccalbegna). Eredita dal padre medico, ma anche appassionato musicista, la disposizione per l’arte. Dal 1919 al 1926, con un anno di interruzione per il servizio militare, frequenta con profitto il corso di scultura all’Istituto d’arte di Siena, diretto da Fulvio Corsini: con lui collabora all’esecuzione del Monumento ai caduti della prima guerra mondiale di Torrita di Siena nel 1925 e, nello stesso anno, realizza il suo monumento ai caduti di Roccalbegna, cui seguono quello ai caduti di Petricci (1927) e di Ponte a Egola (Santa Croce sull’Arno) nel 1928.

Dal 1926 al 1929 Vico frequenta la Scuola della Medaglia a Roma condotta da Giuseppe Romagnoli, che conclude con l’assegnazione del premio di perfezionamento per un soggiorno all’estero, convertito in denaro per sposare l’amatissima Wanda Barabesi, dalla quale avrà  i due figli Paolo e Giovanna.

Nello 1930 è presente alla prima Quadriennale d’Arte Nazionale a Roma e alla Mostra Internazionale dell’Orafo alla Biennale di Venezia, cui seguiranno numerose partecipazioni alle più importanti rassegne toscane e nazionali in un periodo di intenso lavoro durante il quale realizza la trasformazione della cripta di San Domenico a Siena in Sacrario dei Caduti fascisti, esegue i quattro rilievi di un pilone del ponte Duca d’Aosta a Roma, una stele per la Casa dei Mutilati a Napoli e il rilievo in travertino sul palazzo del Governo di Livorno, incarichi assegnati a seguito di concorsi.

Gli anni della secondo guerra mondiali impongono un brusco freno all’attività: il Consorti lascia lo studio di Roma e si stabilisce con la famiglia a Siena, ove annoda un rapporto di forte stima con il Conte Guido Chigi Saracini, cultore della musica da camera ed importante figura carismatica nell’ambiente culturale senese.

Per lui Vico esegue la porta della Riconoscenza per il Duomo di Siena, inaugurata il 16 agosto 1946, come adempimento del voto per la salvezza della città  fatto due anni prima dalla cittadinanza senese.

È la prima delle cinque monumentali porte bronzee da lui realizzate, un primato scultoreo riconosciuto dai cittadini senesi che con familiarità e affetto lo appellavano ‘Vico dell’uscio’.

Partecipa, infatti, al concorso delle porte di San Pietro a Roma e viene scelto per l’esecuzione della Porta Santa aperta solennemente nel Giubileo del 1950; subito dopo compie le ante bronzee per la chiesa di Ludriano (Brescia), su commissione del conte Antonio Folonari e completa la serie nel 1966 con la porta centrale del santuario di Oropa presso Biella, la più grande da lui realizzata.

Nel 1952 lo scultore accetta l’invito dell’architetto Angelo Mazzoni di recarsi in Colombia per erigere un grande monumento celebrante gli eroi caduti in difesa dei principi democratici della repubblica, che non sarà  terminato.

Durante i cinque anni trascorsi in Sud America, Vico realizza numerosi importanti lavori in bronzo e in marmo a Bogotà  e a Caracas che, dopo l’approvazione del bozzetto, vengono eseguiti nello studio romano dell’artista: le crescenti difficoltà nei viaggi per l’incerto clima politico dei paesi sudamericani e i costi elevati del trasporto impediscono l’esecuzione di alcuni progetti e inducono l’artista a rientrare definitivamente in patria nel 1957.

Vico riprende la sua vita di scultore tra lo studio di Roma e Siena, da cui provengono ora le maggiori richieste di lavoro: dal 1959 al 1965, con cadenza annuale, realizza i ritratti di musicisti illustri nella villa Chigi di Castelnuovo Berardenga; per le contrade senesi esegue le fontane del drago e dell’istrice; per l’Istuto Sclavo il busto di Sabin, per la scuola Pascoli un pannello parietale in bronzo e rilievi ceramici, la serie di ritratti dei Papi in marmo collocati nel portico del Santuario di Santa Caterina ed ancora varie opere per le sedi del Monte dei Paschi.

Affettuosi permangono i rapporti di Vico con il suo paese natale, ove si reca volentieri in visita ai parenti e conoscenti: all’ormai celebre scultore i concittadini richiedono con insistenza un lavoro per la parrocchia promesso generosamente, ma rimandato all’esecuzione, tanto che soltanto nei primi anni ottanta la vedova adempirà  l’impegno offrendo la replica di un Crocifisso bronzeo realizzato in precedenza.

Vico riceve con commozione il premio del Grifone d’oro assegnatogli dalla città  di Grosseto per i meriti artistici, un anno prima di spegnersi a Siena il 1 luglio 1979, dopo una vita rigorosa e coerente consacrata alla scultura.

Bibliografia

Vico Consorti. Scultore 1902-1979, a cura di Francesca Petrucci, Siena, Palazzo Pubblico, Magazzini del Sale, 28 dicembre 2002 – 2 febbraio 2003, Siena 2002, con bibliografia precedente.

F. Petrucci, Presepio, 1934, in Fondazione Monte dei Paschi di Siena. Raccolta d’arte senese, 3, Opere dal XIX al XX secolo, Siena 2009,
pp.62 -67.